Il colpo di frusta – in inglese “whiplash” – fa riferimento a un meccanismo quasi sempre associato ad incidenti automobilistici che comporta un trasferimento brusco e repentino di energia a livello della colonna vertebrale, soprattutto a livello cervicale. Si associa infatti alla maggior parte dei tamponamenti ed è responsabile dal 52 al 68% delle lesioni cervicali totali. (1)
Si tratta di un meccanismo acuto le cui conseguenze possono dare luogo a condizioni e manifestazioni cliniche spesso molto invalidanti e durature, a dei veri e propri disordini secondari. Troverai spesso l’acronimo WAD – “Whiplash associated disorders” – come etichetta usata dai clinici per condensare i possibili scenari clinici che possono far seguito al colpo di frusta.

In sintesi, si tratta di un movimento anormale tra il capo e il resto del tronco, come se le due porzioni si muovessero in direzioni opposte e in maniera asincrona, in un brevissimo lasso di tempo. Soprattutto la parte inferiore del distretto cervicale, tra le due ultime vertebre cervicali e la prima toracica, subisce dei movimenti non fisiologici, aggravati dalla velocità del trauma che impedisce una pronta azione muscolare volontaria di difesa.
Le strutture del rachide cervicale coinvolte spesso sono ossee e non: anche se non visibili ad occhio nudo, nella zona della nuca ci sono strutture articolari come la faccetta articolare, il disco intervertebrale, la capsula articolare ma anche strutture legamentose, cartilaginee, vascolari e i muscoli cervicali. (1)
Nella maggior parte dei casi il colpo di frusta di per sé non comporta dei danni gravi ed è per questo che la gestione iniziale è di valutazione clinica ed educativa. La risonanza non è indicata in fasi iniziali se non in caso di sospetti di lesioni discali o spinali, fratture o lesioni legamentose. (2)
Può essere indicato un approfondimento come risonanza o tac in caso di sintomi persistenti anche a distanza come deficit neurologici, dolore al braccio ingravescente o segni di compressione nervosa. (2)
Il colpo di frusta è uguale per tutti?
Affidarsi a professionisti e partire con la consapevolezza che si tratta di un fenomeno molto comune sono gli ingredienti fondamentali
Nonostante il tipo di impatto traumatico spesso sia simile, le conseguenze possono essere molto diverse da persona a persona. Uno stesso impatto può generare o meno delle lesioni a specifici tessuti cervicali in maniera molto variabile e questo può essere influenzato anche dal tipo di veicolo, dalla combinazione di forze a cui vengono esposti i tessuti e anche dalla tolleranza dei nostri tessuti. È stato inoltre visto che la risposta della colonna cervicale può essere molto variabile in persone presenti nello stesso veicolo e sottoposte allo stesso trauma. (1)
A proposito di tolleranza, ci sono molti studi nel contesto degli sport di contatto che suggeriscono che avere una buona forza dei muscoli cervicali rappresenti un fattore protettivo in caso di collisioni e concussioni. Gli atleti con maggior forza isometrica dei muscoli del collo sono risultati più “abili”, in caso di trauma distorsivo cervicale a stabilizzare il distretto e proteggere il cranio e i nostri tessuti nobili e a dissipare le forze in gioco. (3,4)
Senza prendere in causa gli sportivi agonisti, Kadlec e Snyder ci forniscono un dato molto interessante: otto sessioni di training di rinforzo isometrico dei muscoli cervicali possono essere sufficienti a ridurre il movimento del collo e del capo durante impatti imprevisti. (3)
Naturalmente la qualità e forza dei nostri tessuti non è l’unica variabile e la direzione del trauma, la gestione post-acuta immediatamente dopo l’impatto, le conseguenze emotive, lavorative, finanziarie e le nostre aspettative e credenze sul recupero e sul significato del colpo di frusta possono influenzare moltissimo il decorso e i sintomi anche a distanza.
In uno studio canadese pubblicato sul “The Journal of Reumathology” che ha indagato i vissuti di più di 6000 persone dopo colpo di frusta, è emerso che coloro che avevano aspettative di un recupero buono e precoce effettivamente assistevano a un recupero più veloce (fino a 3 volte) rispetto a coloro con aspettative di non guarigione o, in misura minore, rispetto a chi si attendeva un recupero lento. Nella fase iniziale di indagine, inoltre, coloro che partivano con aspettative positive attestavano minor livello di dolore e tono dell’umore migliore, spesso associati a maggior educazione e miglior stato di salute. (5)
Insomma, il colpo di frusta può essere molto diverso da persona a persona. Affidarsi a professionisti e partire con la consapevolezza che si tratta di un fenomeno molto comune sono gli ingredienti fondamentali che, con le giuste strategie, miglioreranno la qualità di vita.
Il colpo di frusta rappresenta sicuramente una sfida, ma l’interesse della Ricerca in questo ambito, soprattutto negli ultimi 15 anni, è notevolmente aumentato e ci ha permesso di avere sempre più conoscenze sulla gestione ottimale che, salvo complicanze cliniche, è conservativa e non invasiva. (6)
Nei prossimi paragrafi proviamo insieme a capire meglio cosa succede con questo spiacevole evento e quali sono le strategie con maggiori evidenze scientifiche e utilità nel percorso di recupero.
Cosa succede i giorni dopo il trauma?
Solitamente la restrizione di movimento tende a ridursi già nella prima settimana
Tra i sintomi più comuni c’è l’insorgenza di dolore, con esordio precoce o a distanza di ore dal trauma (anche 12-15 ore) e può essere regionale – più legato al distretto cervicale – o estendersi alle spalle, alle braccia o alla zona interscapolare. In alcuni casi, soprattutto i primi giorni, può esserci dolore anche nel resto della colonna vertebrale, cioè a livello toracico e/o lombare.
Si assiste inoltre a una riduzione della mobilità del collo, tecnicamente a un ridotto range of movement (ROM) con meno gradi di movimento possibili. Spesso, anche se vorremmo ad esempio ruotare il capo e guardare dietro la spalla, la rigidità tipica del periodo subacuto al trauma ci impedisce molti gesti dinamici col collo. È normale come conseguenza e non occorre spaventarsi: il trauma comporta una fase infiammatoria, una reazione fisiologica del corpo che in acuto tende a proteggere la zona lesionata e ridurre provvisoriamente la nostra fluidità di movimento.
Solitamente la restrizione di movimento tende a ridursi già nella prima settimana e viene recuperata del tutto in media nei primi 2-3 mesi dal trauma ma, soprattutto se trascurata e non gestita, può persistere anche ad un anno.
Cosa devi sapere dopo il colpo di frusta: i consigli “giusti”
Rimanere attivi e rientrare al più presto a quello che si faceva normalmente nella propria routine è quindi il miglior consiglio che potresti (e dovresti) ricevere.
Una delle indicazioni principali una volta esclusi danni e conseguenze secondarie è quella di non stare fermi, a riposo assoluto ma, al contrario, appena il dolore iniziale diventa tollerabile cominciare precocemente a muovere il proprio collo nelle direzioni più “libere” e più confortevoli.
L’indicazione del collare e del riposo sono state infatti controindicate dai più recenti studi che attestano che siano inefficaci. In un contesto di recupero normale gli obiettivi terapeutici dovrebbero invece orientarsi ad un graduale miglioramento nelle capacità fisiche e mentali e ad un crescente aumento del livello di attività e di partecipazione al lavoro ed alle attività di vita quotidiana. (7)
Rimanere attivi e rientrare al più presto a quello che si faceva normalmente nella propria routine è quindi il miglior consiglio che potresti (e dovresti) ricevere. Alcuni studi mostrano infatti che la sola educazione, soprattutto se verbale e vis a vis, rispetto alla natura benigna del decorso in seguito al colpo di frusta, a quali possano essere i sintomi e le conseguenze e a come mantenere strategie comportamentali e di gestione funzionali e virtuose, sia estremamente utile. (8)
L’educazione, inserita in un giusto e personalizzato programma di esercizi e comportamenti, è in grado di ridurre il dolore e la disabilità e migliorare il recupero e la ripresa della mobilità dopo aver subito un colpo di frusta. (8) Potresti quindi consultare il tuo medico o il tuo fisioterapista per porre domande in caso di dubbi, capire meglio quali strategie siano utili e quali no e confrontarti sull’andamento nel tempo.
Si tratta solo di muscoli?
La fisioterapia non può limitarsi a soli interventi passivi, di massaggio o manipolazione
Probabilmente no. Sappiamo infatti che il trauma distorsivo si associa a sintomi sia legati all’apparato muscolo-scheletrico che ad altre aree: sono quasi sempre compresenti conseguenze emotive e psicologiche (ansia, depressione, stress post-traumatico), cognitive (come difficoltà a concentrarsi e di memoria) e disturbi quali maggior affaticabilità, riduzione della qualità del sonno, nonché possibili disturbi nell’equilibrio, insorgenza di cefalee anche in persone che non ne hanno mai sofferto, difficoltà visive nel controllo oculo-motorio. (9, 10)
Il tipo di indicazioni e possibili interventi potranno quindi essere diversi e può essere utile abbinare anche strategie legate alla terapia cognitivo-comportamentale o ad esempio un training oculo-motorio e legato alla rieducazione del sistema oculo-motorio e vestibolare e finalizzato a migliorare il senso di posizione.
In caso di presenza di molti sintomi e disabilità, le figure coinvolte possono essere molteplici come il fisiatra, l’algologo, lo psicologo; il colpo di frusta è spesso più complesso di quello che si pensa ed è utile pensare al percorso terapeutico come qualcosa che debba considerare tutti i possibili “spicchi” di una torta, cioè i fattori che influenzano la qualità del recupero. (11)
Il trattamento può essere quindi sfaccettato e considerare certamente la periferia e gli aspetti legati ai tessuti ma anche la gestione oculata dello stress post-traumatico, il contesto sociale e ambientale, lo stato di fitness, possibili quadri di ipersensibilità e presenza di dolore non solo nocicettivo. (11)
Ecco perché anche la fisioterapia non può limitarsi a soli interventi passivi, di massaggio o manipolazione.

Colpo di frusta e fisioterapia
Dopo la valutazione sarà possibile usare strategie riabilitative mirate e graduali.
Dal punto di vista fisioterapico il fisioterapista farà una approfondita valutazione eseguendo, dopo un’attenta anamnesi, un esame obiettivo andando a indagare:
- Eventuali deficit nella forza, nella sensibilità e nei riflessi attraverso l’esame neurologico
- La mobilità del distretto cervicale e dorsale
- Le strategie di movimento e la relazione col dolore (ad esempio l’evitamento di alcuni movimenti per paura di creare un danno o generare dolore)
- La stabilità e la qualità del reclutamento dei muscoli cervicali e scapolari
- Test specifici in caso di difficoltà di equilibrio, sintomi simil-vertiginosi
Dopo la valutazione sarà possibile quindi comprendere in quali di queste aree siano presenti delle difficoltà e usare strategie riabilitative (come la terapia manuale, l’esercizio di forza, automobilizzazioni e tecniche di recupero della mobilità) mirate e soprattutto graduali.
L’approccio è infatti quello di reinserire movimenti, carichi ed esercizi di difficoltà crescente in maniera progressiva, rispettando sempre la tollerabilità della persona e dei tessuti trovando, soprattutto in fase iniziale, un equilibrio tra riposo ed attività.
Programmi di esercizio sono risultati efficaci nel ridurre l’intensità del dolore sia nello stadio acuto che nelle condizioni di dolore cronico conseguenti al colpo di frusta e sono fondamentali per compensare alle conseguenze del colpo di frusta.
Anche un lieve colpo di frusta può portare infatti a debolezza dei muscoli cervicali e ad alterazioni del modo di muoversi, cioè, dei pattern di movimento. Soprattutto la forza dei muscoli estensori del collo si riduce anche ad un anno dal colpo di frusta e, se non intercettata con esercizi di forza e di controllo motorio, può persistere anche quando si è già recuperata la mobilità cervicale e non si hanno più sensazioni spiacevoli. (13)
Un fattore per noi importante è che la persona capisca le caratteristiche del recupero e che questo possa richiedere da settimane a mesi; approssimativamente la metà delle persone con esiti di colpo di frusta recupera, infatti, entro i 3 mesi, mentre le restanti possono avere dei sintomi residui anche dopo le 12 settimane. (6)
Pertanto, è fondamentale che la persona sia attiva e paziente, lavorando con le strategie individuate nonostante i risultati possano essere graduali. Il programma di esercizi domestici è quindi imprescindibile per tornare ad avere fiducia nei movimenti del proprio collo, recuperarne forza e stabilità ed integrarne i movimenti ri-appresi in gesti più globali e complessi.
È importante ricordare come il ritorno alle attività quotidiane possa essere associato a qualche discomfort e dolorabilità ma, se effettuata una attenta valutazione ed escluse complicanze pato-anatomiche, questo è normale e non può essere dannoso.
MESSAGGI “TAKE-AWAY”
- Il colpo di frusta ha una progressione molto eterogenea e legata sia a fattori fisici che psicosociali
- Circa la metà delle persone recupera una buona qualità di vita e funzionalità entro 3 mesi ma in alcuni casi può esserci un quadro persistente
- La riabilitazione dopo colpo di frusta deve essere personalizzata e prevedere una attenta valutazione iniziale e una rivalutazione periodica e condivisa con la persona
Da Fisiometric concordiamo con la persona degli obiettivi temporali per permettere di tornare al più presto alle attività desiderate. Stabiliamo delle semplici “regole” e indicazioni per poter essere autonomi e auto efficaci. Degli esempi sono: la regola del semaforo, per capire come dosare l’intensità delle attività nel rispetto del dolore o avere un piano d’azione, per continuare a muoversi anche in caso di una riacutizzazione.
Se pensi che possiamo aiutarti chiamaci per una prima valutazione o per consigli su che percorso seguire. Ci trovi a Udine in Via Pordenone 58.
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Bibliografia
- Shergill Y, Côté P, Shearer H, Wong J.J, Stupar M, Tibbles A, Cassidy D.J. Inter-rater reliability of the Quebec Task Force classification system for recent-onset Whiplash Associated Disorders. Journal of the Canadian Chiropractic Association. 2021:65(2)Curatolo M, Bogduk N, Ivancic PC, McLean SA, Siegmund GP, Winkelstein BA. The role of tissue damage in whiplash-associated disorders: discussion paper 1. Spine (Phila Pa 1976). 2011 Dec 1;36
- Yadla, S., Ratliff, J.K. & Harrop, J.S. Whiplash: diagnosis, treatment, and associated injuries. Curr Rev Musculoskelet Med 1, 65–68 (2008)
- Kadlec, Daniel & Snyder, Leanne. (2019). Isometric neck strengthening intervention Does an isometric neck strengthening intervention reduce skull sway after impact in female athletes? A pilot study.
- Collins CL, Fletcher EN, Fields SK, Kluchurosky L, Rohrkemper MK, Comstock RD, Cantu RC. Neck strength: a protective factor reducing risk for concussion in high school sports. J Prim Prev. 2014 Oct;35(5)
- Carroll, Linda J et al. “Recovery in whiplash-associated disorders: do you get what you expect?.” The Journal of rheumatology vol. 36,5 (2009)
- Jull G. Whiplash Continues Its Challenge. J Orthop Sports Phys Ther. 2016 Oct;46(10):815-817
- Teasell RW, McClure JA et al. A research synthesis of therapeutic interventions for whiplash-associated disorder: part 1 – overview and summary. Pain Res Manag. 2010 Sep-Oct;15(5)
- Meeus M, Nijs J, Hamers V, Ickmans K, Oosterwijck JV. The efficacy of patient education in whiplash associated disorders: a systematic review. Pain Physician. 2012 Sep-Oct;15(5)
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- Krogh S, Kasch H. Whiplash injury results in sustained impairments of cervical muscle function: A one-year prospective, controlled study. J Rehabil Med. 2018 Jun 15;50(6)