scritto dalla dott.ssa Alice Mussap
Osteoporosi: facciamo chiarezza
SPOILER: se vuoi saperne di più sull’osteoporosi e sulle strategie di trattamento vieni a sentirci parlare il 3 ottobre 2025 a Pozzuolo del Friuli presso la sede dei Fedelissimi di Zugliano presso il campo sportivo di Zugliano in Via Failutti. L’evento divulgativo sarà patrocinato dal Comune di Pozzuolo del Friuli e dalla sezione di Pozzuolo del Friuli dell’AFDS.
L’osteoporosi è una malattia dello scheletro caratterizzata da una diminuzione della resistenza ossea e dal deterioramento della sua microarchitettura: questo rende le ossa più fragili e aumenta il rischio di fratture. (1)
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la definisce come una “malattia scheletrica sistemica progressiva”. (2)
Un tempo era considerata un processo “normale” legato all’invecchiamento e alla menopausa, oggi è riconosciuta come malattia cronica che dipende da diversi fattori.
Sebbene sia una malattia che colpisce l’intero scheletro, rendendo tutte le ossa più fragili, le fratture più comuni si verificano a carico delle vertebre, del collo del femore e del polso. (1)
È una malattia molto impattante in quanto le fratture osteoporotiche, che possono avvenire anche a seguito di traumi minimi, sono associate a una significativa morbilità e mortalità. (1)
Una donna su due, superati i 50 anni, subirà almeno una frattura da fragilità nel corso della sua vita. (2)
Come faccio a sapere se soffro di osteoporosi?
Il principale strumento che si utilizza per fare diagnosi è la Densitometria Minerale Ossea (MOC), nota anche come assorbimetria a raggi X a doppia energia (DXA). (1)
L’esame è indolore, dura pochi minuti e, attraverso una macchina simile a una radiografia a bassa dose di raggi X misura la densità dell’osso preso in esame (solitamente colonna vertebrale lombare e femore prossimale). (2)
Il risultato viene espresso dal “T-score”, che confronta la densità ossea del paziente con quella di un soggetto sano di 30 anni. A seconda del valore l’OMS ha stabilito le seguenti categorie:
- T-score > – 1: densità ossea normale
- T-score tra – 1 e – 2.5: osteopenia (ridotta densità ossea, non ancora tale da essere definita osteoporosi)
- T-score < – 2,5: osteoporosi (1)
Oltre al T-score, la densitometria ci fornirà anche lo “Z-score“, che confronta la densità ossea del paziente con quella di una persona sana della stessa età e sesso. Questo è utile a capire se la perdita di massa ossea è legata solo all’invecchiamento o se ci sono altre cause (tra cui l’osteoporosi).
- Z-score > -2: normale, densità minerale ossea in linea con quella attesa per la sua età
- Z-score < -2: bassa densità ossea. In questi casi è bene indagare eventuali cause secondarie che possono intaccare la perdita di massa ossea.
Tramite la MOC possiamo quindi misurare la densità minerale ossea (BMD).
Cosa rischio se soffro di osteoporosi?
Un fattore fondamentale da tenere in considerazione è il rischio di frattura complessivo, che tiene conto di diversi fattori oltre alla BMD come:
- Familiarità. Una storia familiare di fratture osteoporotiche, in particolare una frattura d’anca in un genitore, è un importante fattore di rischio.
- Alimentazione. Uno scarso apporto di calcio e proteine durante gli anni della crescita e nell’età adulta è un fattore negativo.
- Sviluppo ormonale. Alterazioni ormonali, come menopausa precoce o periodi prolungati di assenza di mestruazioni possono incidere negativamente.
- Attività fisica. L’esercizio fisico in età giovanile è importante per costruire un buon patrimonio scheletrico e in età adulta aiuta a mantenerlo.
- Consumo di alcol. Assunzione eccessiva di alcol è associata a un aumento del rischio di frattura.
- Fumo. Anch’esso è associato a un maggior rischio di frattura.
- Farmaci. Assunzione prolungata di cortisonici può indebolire le ossa. (1)
Uno strumento utile per calcolare il rischio di frattura è il Frax Tool: è stato sviluppato dall’OMS per calcolare la probabilità a 10 anni che un individuo subisca una frattura e lo si può trovare a QUESTO link.
Le linee guida raccomandano di effettuare una valutazione con il Frax Tool nelle donne in post-menopausa e negli uomini con età superiore ai 50 anni che presentano un fattore di rischio clinico per frattura da fragilità.
Il calcolo del FRAX integra il peso di diversi fattori di rischio clinici, con o senza l’informazione sulla BMD ed ha lo scopo di guidare le decisioni riguardo alla necessità di misurare la densità minerale ossea (BMD) e di avviare un trattamento farmacologico, se indicato.
Un altro strumento utile per valutare il rischio di frattura che integra il frax tool, ma che permette una panoramica più ampia su possibili fattori di rischio è lo strumento di valutazione proposto dall’iniziativa australiana “Know Your Bones”, e lo si può trovare QUI.
Anche in questo caso vengono analizzati i diversi fattori di rischio e sulla base di essi viene generato un report che riassume i fattori di rischio e fornisce delle informazioni sulla salute ossea.
Quanto è importante l’alimentazione per l’osteoporosi?
L’alimentazione è un pilastro fondamentale per la salute delle nostre ossa: è opportuno assicurarsi sempre un adeguato apporto di calcio e vitamina D.
Il calcio costituisce i “mattoncini” che compongono le nostre ossa. È possibile assumerlo attraverso la dieta da molti alimenti e, nel caso in cui non dovesse essere sufficiente, il medico potrà consigliare degli integratori.
La vitamina D, essenziale per l’assorbimento intestinale del calcio, viene prodotta principalmente con l’esposizione della nostra pelle ai raggi solari ed è contenuta solo in piccola parte in alcuni cibi.
Quando i livelli sono insufficienti, il nostro organismo non riesce ad assorbire il calcio necessario e lo preleva dallo scheletro, indebolendolo. Anche in questo caso, se i livelli di vitamina D dovessero essere insufficienti, si può integrare, sempre sotto indicazione del medico.
Per le persone che iniziano una terapia farmacologica per l’osteoporosi, è buona norma personalizzare l’assunzione di calcio e vitamina D, assicurandosi che sia adeguata.
In caso di carenze o dubbi è sempre consigliato rivolgersi a un professionista, che saprà consigliarci al meglio. È importante sottolineare che, per le persone che seguono una dieta bilanciata e non assumono farmaci per l’osteoporosi, l’integrazione con calcio e vitamina D ha probabilmente effetti minimi o nulli sulla prevenzione delle fratture. (3)
Esistono dei farmaci contro l’osteoporosi?
La gestione dell’osteoporosi richiede spesso un supporto farmacologico, che deve essere personalizzato sulla base del rischio di frattura e di eventuali comorbilità.
È importante sapere che il nostro scheletro è in continuo rimodellamento: le nostre ossa vengono continuamente degradate da un lato e “ricostruite” dall’altro.
Esistono principalmente due categorie di farmaci, che agiscono proprio su questi processi:
- farmaci antiriassorbitivi: agiscono riducendo il riassorbimento osseo, quindi rallentano la distruzione ossea. Tra questi troviamo i bifosfonati e il Denosumab. In questa categoria rientrano anche i SERM (modulatori selettivi dei recettori estrogenici) e la terapia ormonale sostitutiva, per le donne in menopausa.
- Farmaci anabolici: stimolano la formazione di nuovo osso. Tra questi troviamo il teriparatide e il romosozumab. Questi trattamenti sono spesso riservati a casi più gravi o a chi non risponde ad altre terapie.
È importante sapere che nel caso in cui ci sia la necessità di una terapia cortisonica ad alte dosi per più di tre mesi il medico probabilmente prescriverà una terapia “salvaossa” (calcio, vitamina D, bifosfonati) vista la rapida perdita ossea associata ai cortisonici. (2,3,4)
Posso fare attività fisica se soffro di osteoporosi?
Come fisioterapisti, sappiamo che l’esercizio fisico gioca un ruolo cruciale sia nella prevenzione dell’osteoporosi sia nella gestione delle sue conseguenze.
La prevenzione inizia fin dalla giovane età: la resistenza delle nostre essa dipende in larga parte dal patrimonio scheletrico che costruiamo da bambini.
Nel corso degli anni infatti, le nostre ossa iniziano a crescere fino a raggiungere il picco di massa ossea, che rappresenta il massimo grado di mineralizzazione del nostro scheletro (25-30 anni negli uomini e 20-25 anni nelle donne).
Il patrimonio osseo dovrebbe poi restare intatto fino alla menopausa per le donne e fino ai 50-60 anni negli uomini prima di iniziare a decrescere, a meno che non intervengano malattie (come l’osteoporosi) o altri fattori esterni che indeboliscono lo scheletro.
La genetica in questo gioca un ruolo importante: si stima che il nostro potenziale osseo sia determinato per l’80% da fattori genetici, il restante 20% però è influenzato dallo sviluppo ormonale, dalla nutrizione e dall’attività fisica durante infanzia e adolescenza! (1)
Fare sport e muoversi fin da bambini stimola lo scheletro ed è quindi fondamentale per massimizzare il picco di massa ossea: più patrimonio scheletrico avremo, più ne ritarderemo l’indebolimento dato da osteoporosi e invecchiamento.
L’esercizio ad impatto (Impact Training)
Abbiamo capito che lo scheletro è un sistema in continuo rimodellamento che risponde agli stimoli esterni.
La prevenzione continua quindi anche in età adulta: se vogliamo rinforzare l’osso dovremo quindi stimolarlo adeguatamente.
Ma quali stimoli?
Diversi studi ci dicono che l’osso risponde a:
- Carico: allenamenti contro resistenza, che utilizzano quindi carichi superiori di quelli a cui siamo abituati nella vita quotidiana, ad alta intensità (le maggiori risposte scheletriche si ottengono con carichi elevati, oltre l’80-85% di una ripetizione massimale), vari e multidirezionali sono uno stimolo efficace alla formazione ossea.
- Impatto: attività ad alto impatto, come correre, saltare, praticare alcuni tipi di danza (come la Zumba ad esempio) migliora la densità minerale ossea e la struttura ossea.
Affinché siano efficaci, i programmi di allenamento vanno strutturati da un professionista specializzato, il quale valuterà gli esercizi più adeguati sulla base delle vostre capacità fisiche, del grado di osteoporosi e del rischio di frattura. (1, 3)
In letteratura si è visto che programmi ad alto impatto di 12 mesi hanno mostrato aumenti significativi della densità minerale ossea e riduzione del rischio di frattura in donne in postmenopausa. (13)
Da questo possiamo evincere che:
- attività come camminare, andare in bicicletta, nuotare pur essendo ottime per altri sistemi non rinforzano le ossa
- Anche in persone con osteoporosi stare fermi non è una buona soluzione: in questo modo le ossa si indeboliscono ancora di più!
La prevenzione delle cadute
“Più del 95% delle fratture d’anca si verifica come conseguenza di una caduta, quindi le strategie per ottimizzare la forza ossea e ridurre il rischio di cadute sono probabilmente le più efficaci nel prevenire le fratture” (1)
Uno dei rischi maggiori nelle persone con osteoporosi è la frattura, che nella maggior parte dei casi è determinata da una caduta.
Per prevenire le fratture dovremo quindi evitare di cadere!
Prendiamo in considerazione i fattori di rischio, caratteristiche che sappiamo predisporre alle cadute. Questi si dividono in intrinseci (propri dell’individuo, come l’età) ed estrinseci (esterni all’individuo, come la presenza di tappeti in casa!):
Intrinseci:
- Età avanzata
- Storia precedente di cadute
- Deficit visivi
- Difficoltà nel cammino, deficit di forza ed equilibrio (spoiler: è proprio qua che cercheremo di intervenire come fisioterapisti)
- Disordini cognitivi o neurologici, che possono intaccare la mobilità
- Anormalità della pressione sanguigna o del battito cardiaco
Estrinseci:
- Rischi ambientali
- Calzature inadeguate o problemi ai piedi
- Errato o mancato uso degli ausili
(1,2,3,4)
Alcuni fattori non sono modificabili come ad esempio l’età avanzata o o eventuali comorbilità che possono portare a disordini cognitivi e neurologici, ma i fattori di rischio su cui invece possiamo intervenire sono molti: spesso basta un po’ di attenzione in più nella vita quotidiana!
Facciamo degli esempi: sono già cadut* molte volte, senza farmi mai male, ma continuo a indossare calzature rovinate o non adeguate (ciabatte aperte, scarpe con il tacco, ..), in casa ho diversi tappeti e vasi di piante a terra, ho gli occhiali graffiati e vecchi ma non ne prendo di nuovi, non assumo regolarmente i farmaci per regolare la pressione sanguigna.
Con qualche accortezza, questa persona potrebbe sensibilmente diminuire il rischio di cadere un’altra volta in ambiente domestico.
Cos’altro possiamo fare?
Affidandoci ad un professionista è possibile agire cercando di migliorare le abilità fisiche per minimizzare il rischio caduta.
Diversi studi ci dicono che l’esercizio, in particolare l’allenamento di forza ed equilibrio è in grado di ridurre il numero di cadute e il numero di persone che cadono. (4,5)
Si è visto che, affinchè il programma sia efficace, dovrebbe includere almeno 3 ore di allenamento a settimana: in base alle capacità fisiche della persona e al suo rischio caduta l’esercizio dovrà essere svolto sotto supervisione di un fisioterapista o in autonomia. (2)
Si è visto anche come attività di gruppo come yoga, pilates e Tai Chi siano efficaci nel miglioramento dell’equilibrio. (6)
L’obiettivo del programma in questo caso sarà quello di rinforzare i maggiori gruppi muscolari di tronco, arti superiori e inferiori e di eseguire degli esercizi di equilibrio. L’allenamento dovrebbe essere praticato in almeno due sessioni settimanali e gli esercizi dovrebbero essere percepiti come faticosi o comunque “sfidanti” per produrre un adattamento positivo.
Il tipo di esercizi andrà scelto sulla base delle richieste funzionali e degli obiettivi della persona: anche in questo caso è sempre meglio rivolgersi a un fisioterapista, che saprà pianificare un programma strutturato, che andrà svolto con costanza per migliorare le vostre capacità fisiche. (1,2,3)
Ci sono dei movimenti o delle attività da evitare se soffro di osteoporosi?
In persone ad alto rischio di frattura movimenti rapidi e ripetitivi di flessione e rotazione del rachide, quando vengono svolti con dei pesi e fino a fine range. Non tutti i movimenti di flessione o rotazione sono quindi da evitare! Anche in questo caso, il fisioterapista vi può guidare nel capire in quali attività prestare maggiore attenzione ed eventualmente modificare, imparando a renderle più sicure. (7)
Take home Messages
- Si può fare molto per mantenere le ossa forti e ridurre il rischio di frattura
- Approccio integrato: alimentazione corretta, terapia farmacologica e un programma di esercizio fisico mirato e personalizzato
- Non avere paura a muoverti!
- Potrebbe essere d’aiuto un professionista qualificato che prenda le redini della situazione
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Bibliografia
1, Belinda et al. 2016 – Exercise and Sports Science Australia (ESSA) position statement on exercise prescription for the prevention and management of osteoporosis.pdf
2, Gregson et al, 2022 – UK clinical guideline for the prevention and treatment of osteoporosis.pdf
3, Morin et, 2023 – Clinical practice guideline for management of osteoporosis and fracture prevention in Canada- 2023 update.pdf
4, Varenna, 2013 – Safety profile of drugs used in the treatment of osteoporosis_ a systematical review of the literature.pdf
5, Tricco et al, 2017 – Comparisons of Interventions for Preventing Falls in Older Adults A Systematic Review and Meta-analysis.pdf
6, Pillay, 2024 – Falls prevention interventions for community‑dwelling older adults_ systematic review and meta‑analysis of benefits, harms, and patient values and preferences.pdf
7 , L. Giangregorio b,*, M.C. Devries a, Using the specificity and overload principles to prevent sarcopenia, falls and fractures with exercise