Nel 2022 a livello mondiale si sono registrati 20 milioni di nuovi casi di tumore (1) ma la ricerca scientifica – portando a progressi nello screening precoce, nella diagnosi e nel trattamento – ci ha permesso di ridurre drasticamente il tasso di mortalità nei malati oncologici (1). La comunità scientifica allora si è chiesta se e come la modifica dello stile di vita possa avere un ruolo prima, durante e dopo la diagnosi.
In questo articolo, facendo seguito a “Oncologia ed esercizio: un’alleanza vincente”, vogliamo approfondire quanto di nostra competenza, ovvero gli effetti della riabilitazione e dell’esercizio sulla malattia oncologica per far emergere quando, come e perché può aiutare alla luce degli ultimi studi. Crediamo molto nell’importanza dell’esercizio nella malattia oncologica e cerchiamo di farcene portavoce poiché è nostra opinione che se ne parli ancora troppo poco in ambito sanitario.
Primum non nocere … ora sappiamo che possiamo fare molto di più
Inizialmente ci si chiedeva se l’esercizio potesse essere controproducente nelle persone con il tumore per il suo effetto “stimolante” a livello di metabolismo e di sistema immunitario, per questo veniva consigliato il riposo e il recupero.
Ora sappiamo con certezza che l’esercizio è sicuro ed efficace in tutte le fasi di trattamento. Prendendo ad esempio il tumore al seno (il primo per incidenza), l’esercizio fisico permette di migliorare la fitness cardiorespiratoria, la composizione corporea, la fatica, e potenzialmente la ricorrenza e il rischio di mortalità nelle persone affette (2, 3). In aggiunta influisce anche su aspetti come la qualità della vita percepita, l’ansia e la depressione (3, 4).
Nel 2019, Campbell e colleghi si sono riuniti raggiungendo un consenso in merito alla relazione tra esercizio e oncologia; la conclusione è stata che “l’esercizio è sicuro per le persone sopravvissute al cancro e ognuno di essi dovrebbe evitare l’inattività” e può migliorare (ndr) “ansia, depressione fatica, funzione fisica e qualità della vita” (5).
In aggiunta, uno studio del 2021 ci mostra che nei pazienti oncologici avere valori maggiori di forza è significativamente associato con una riduzione del rischio di mortalità del 39% (1, 6). Addirittura, sembra che un incremento della forza di 5kg possa ridurre il rischio del 15% (1, 6). In modo simile, anche alti livelli di fitness cardiorespiratoria sono associati ad un ridotto rischio di morte (del 48%) (1, 7).
Oltre ad agire sulla sopravvivenza, da una revisione del 2022 pare che l’attività fisica consenta anche di ridurre il rischio di recidiva nelle persone con precedente diagnosi di tumore al seno del 16% (8, 9, 3).
Quindi l’esercizio fisico rende il nostro organismo più “pronto” ad affrontare la malattia e i trattamenti.
Ma come funziona l’esercizio per le persone con cancro?
Attualmente non è del tutto chiaro il meccanismo biologico che lega l’esercizio con l’aumentata sopravvivenza (3). Alcune certezze tuttavia ce le abbiamo, sappiamo che:
- l’infiammazione sistemica aiuta il micro-ambiente tumorale consentendo alla malattia di progredire e svilupparsi (10)
- l’ipossia (ovvero la privazione dell’ossigeno e della perfusione) consente alle cellule tumorali di “nascondersi” dalla terapia, favorendo così la proliferazione e l’aggressività
Ma sappiamo anche da alcuni anni che il muscolo è un tessuto endocrino, ovvero in grado di rilasciare molecole segnaletiche, dette miochine (3). Queste molecole, rilasciate soprattutto durante la contrazione muscolare (ad esempio durante l’esercizio fisico), modulano la funzione immunitaria e inibiscono l’attività pro-infiammatoria (2, 10) e riescono a ridurre la crescita delle cellule tumorali (3). In aggiunta, l’esercizio incentivando l’ossigenazione e la perfusione sanguigna dei tessuti potrebbe aumentare la sensibilità delle cellule tumorali alla terapia somministrata (11).
Ecco che adesso appare abbastanza chiara la relazione per cui l’esercizio può condizionare la storia della malattia oncologica.
E gli effetti collaterali delle terapie antitumorali?
Un altro aspetto molto provante della malattia oncologica sono gli effetti collaterali delle terapie. La chemioterapia e le terapie ormonali possono portare a:
- quadri di osteopenia o osteoporosi, contribuendo ad accelerare la perdita di matrice ossea (12)
- neuropatie periferiche, ovvero danneggiamento del tessuto nervoso caratterizzato da circoscritti deficit di forza e sensibilità, dolore neuropatico, formicolio e deficit dell’equilibrio (13)
- disregolazione del sistema nervoso autonomico: sia per la malattia sia per le terapie, il sistema autonomico può perdere la sua normale regolazione promuovendo la carcinogenesi e le malattie cardiovascolari (4)
Ma, seppur gli studi siano limitati, sappiamo che l’esercizio può essere utile nel mantenere la salute delle ossa (12), nel ridurre la severità dei sintomi e migliorare l’equilibrio e le capacità funzionali nelle neuropatie indotte dalla chemioterapia (13) e nel contenere la cardiotossicità e la disregolazione autonomica (4).
Come abbiamo detto in precedenza l’esercizio è un supporto fondamentale per contrastare la fatica cronica, l’ansia, la depressione, il linfedema e migliorare la funzione fisica generale (4, 5).
Gli effetti dell’esercizio valgono per tutti gli stadi di malattia?
L’esercizio ben calibrato e misurato sulle capacità della persona è sicuro e va bene per tutti gli stadi di malattia, quello che cambia sono gli obiettivi e gli effetti che può sortire:
- in una fase iniziale neoadiuvante (ovvero tra la diagnosi e l’inizio del trattamento) l’esercizio permette di preservare la massa magra e il microambiente pro-infiammatorio e favorente la crescita tumorale
- nelle fasi di recupero e riabilitazione dopo la terapia medica consente di recuperare la forza, il controllo glicemico e migliorare la salute generale dell’organismo (agendo anche sulla sopracitata regolazione del sistema simpatico)
- nelle fasi di cure palliative ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e rallentare il decadimento delle funzioni corporee (14).
Anche nelle fasi di malattia avanzata, come ad esempio in un tumore metastatico, l’esercizio è sicuro e può determinare un miglioramento della forza e della fitness, della qualità di vita e aumentare il peso corporeo e il senso di appetito (15).
Una revisione della letteratura pubblicata a inizio anno ha evidenziato come l’esercizio fisico non sia una semplice raccomandazione virtuosa, piuttosto un trattamento che influenza concretamente gli esiti clinici in tutte le fasi di malattia. Uno studio condotto su 889 pazienti con carcinoma del colon stadio II-III, ha mostrato un aumento assoluto del 6,4% della sopravvivenza a 5 anni e una riduzione del 37% della mortalità globale (16).
In definitiva, per un paziente oncologico il momento di iniziare un percorso di esercizio fisico è “il prima possibile” al fine di esporsi per il tempo più lungo possibile ai suoi effetti.
Come è meglio impostare il programma di esercizio in oncologia?
Compreso perché e quando farlo, cerchiamo ora di capire come farlo. In letteratura troviamo diverse posologie di esercizio: dagli studi che propongono serie, ripetizioni, numero di sedute, volume e tempi ben codificati a studi che propongono trattamenti da eseguire in autonomia a casa. Dalla revisione della letteratura di Correia e colleghi del 2023 (17) è emerso che l’esercizio a domicilio sembra essere efficace nel migliorare le performance fisiche dei malati di cancro tuttavia non sembra essere molto efficace nel migliorare la composizione corporea e la forza (importanti predittori di sopravvivenza). Per questo secondo i ricercatori potrebbe essere utile integrare delle sedute supervisionate.
In ottica di lungo termine e di prevenzione, diversi studi sostengono l’idea che l’attività fisica è associata ad una riduzione statisticamente significativa del rischio di mortalità cancro-specifica (ma anche generale) e che per questo andrebbe consigliata con maggiore convinzione, anche dopo la diagnosi (8, 18).
Esercizio personalizzato e oncologia
Un aspetto che è passato in sordina, ma che gli studi spesso sottolineano è la fondamentale importanza della personalizzazione dell’esercizio fisico sulla persona. Questo aspetto porta alla luce quanto sia importante misurare e valutare dall’inizio la forza, la performance motoria e funzionale della persona e gli eventuali fattori osteggianti per stratificare il rischio e trovare la posologia corretta dell’esercizio (1). I programmi di esercizi strutturati e personalizzati nel lungo termine possono migliorare la composizione corporea, modulare i fattori circolanti ormonali e infiammatori, migliorare la tolleranza al trattamento farmacologico e medico e ridurre gli effetti avversi influenzando potenzialmente la progressione e il rischio di mortalità (19).
Da qui nasce il concetto di Exercise Medicine e di Exercise Oncology, ovvero la sua applicazione nella persona con patologia oncologica. Si tratta di un’attività fisica pianificata, strutturata, ripetitiva e con uno scopo, somministrata per migliorare o mantenere uno o più componenti della forma fisica, elevando l’esercizio ad un vero e proprio farmaco.
Il ruolo della fisioterapia oncologica oggi è quello di trasformare l’esercizio in un potente alleato terapeutico, dosandolo con precisione per migliorare l’aspettativa e la qualità della vita.
Nel nostro studio, ci occupiamo di “cucire” su di te il percorso più corretto, basandoci su una valutazione iniziale per aiutarti a riprendere in mano la tua vita con energia. Ci trovi presso FISIOmetric sito a Udine in via Pordenone 58 e ci puoi contattare via e-mail scrivendo a info@fisiometric.it.
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