Protesi di ginocchio: cos’è e come avviene l’intervento?
La protesi di ginocchio è attualmente il principale intervento di chirurgia ortopedica mirato a risolvere le patologie degenerative di questa articolazione nella popolazione adulta.
Nella maggior parte dei casi consiste nella sostituzione delle superfici articolari del ginocchio: la porzione distale del femore e quella prossimale della tibia.
Per mezzo di precisi tagli anatomici operati dal chirurgo, al posto delle superfici articolari vengono posizionate delle componenti in leghe metalliche biocompatibili, frapposte da un inserto in polietilene che permette lo scorrimento tra le componenti stesse. (1)
La scelta del materiale della protesi dipende dal chirurgo e dal fatto che la protesi sia cementata o meno. In ogni caso, dopo un primo periodo in cui il fissaggio è garantito dalla precisione anatomica del taglio osseo chirurgico, grazie alla biocompatibilità delle moderne componenti protesiche, l’osso crescerà al di sopra e all’interno delle microstrutture di superficie dell’artroprotesi. Questo fenomeno è conosciuto come bone-on-growth e rappresenta l’osteointegrazione protesica.
Quali tipi di protesi al ginocchio esistono?
Le protesi si distinguono per la tipologia di fissaggio all’osso e per la porzione di articolazione che vanno a sostituire.
Difatti si utilizzano:
- impianti articolari cementati: nei quali viene utilizzato un materiale sintetico, comunemente chiamato cemento osseo, per garantire il fissaggio della protesi;
- impianti articolari a incastro: questi non vengono cementati all’osso, ma sono composti da materiali che permettono una rapida osteointegrazione. (1)
Dal punto di vista dell’anatomia articolare esistono principalmente due tipi di protesi al ginocchio:
- quella monocompartimentale, o parziale: che prevede la sostituzione della sola componente mediale (o interna) o laterale (o esterna) di tibia e femore;
- quella bicompartimentale o totale: dove vengono sostituite completamente le superfici articolari di tibia e femore e, all’occorrenza, può venire rivestito anche il versante articolare della rotula (in questo caso è corretto parlare di protesi tricompartimentale) (1);
La scelta del tipo di protesi da utilizzare dipende principalmente dal livello di degenerazione delle superfici articolari, dalle condizioni generali di muscoli e legamenti e dalla presenza o meno di eventuali vizi di allineamento dell’arto inferiore. (1, 2)
Le protesi parziali rappresentano circa il 10% delle artroprotesi di ginocchio e infatti sono generalmente indicate in soggetti più giovani, con un buon trofismo osseo e una sintomatologia dolorosa costante, associata a limitazione funzionale. (2)
Le protesi totali invece costituiscono il restante 90% e vengono consigliate quando le condizioni di usura articolare sono presenti sia sulla parte interna che esterna del ginocchio, oppure quando non ci sono strutture legamentose sufficientemente integre a permettere la protesi monocompartimentale.
Altri fattori che possono incidere sulla scelta dell’intervento sono le condizioni generali della persona e la sua storia clinica. Essendo l’intervento di protesi totale più lungo e invasivo, cardiopatie, diabete, insufficienza renale o altre patologie sistemiche che possano rendere difficile tollerare interventi più invasivi e lunghi, possono far propendere il chirurgo per una tipologia di intervento più rapida e meno gravosa per la persona.

Come si recupera dopo l’intervento?
Anche se sarebbe necessario entrare nello specifico della tipologia di impianto protesico utilizzato, dopo l’intervento generalmente possiamo distinguere tre fasi attraverso le quali possiamo accompagnare la persona in un percorso di riabilitazione pre-post chirurgica. Ognuna di queste fasi è caratterizzata da caratteristiche e obiettivi specifici:
- Fase I: la primissima fase post operatoria;
- Fase II: di massima protezione dell’impianto protesico;
- Fase III: di minima protezione e ritorno all’attività.
La prima fase è quella dell’immediato post operatorio e dei primi giorni successivi all’intervento. Gli obiettivi riguarderanno l’adozione di strategie per l’abbattimento dei principali rischi derivanti dall’operazione (profilassi antitrombotica, controllo del dolore post operatorio, versamento articolare e infiammazione) e cominciare ad effettuare i primi movimenti per recuperare forza, articolarità e autonomia (dalla mobilizzazione della neo articolazione alla deambulazione protetta da ausili, come le stampelle). (3, 4)
La fase di massima protezione, che va all’incirca dalla I alla IV settimana post operatoria, prevede il recupero dell’articolarità (possibilmente completo), il training per il recupero del corretto schema del passo, il rinforzo e il recupero parziale di eventuali squilibri muscolari e il parziale ritorno alle attività di vita quotidiana.
L’ultima fase vede il ritorno alle attività quotidiane in maniera totalmente indipendente e ha una durata che varia in base a quella che sarà la richiesta funzionale. La protesi di ginocchio infatti non preclude la possibilità di tornare a eseguire sport e attività ad alte richieste funzionali; chi vorrà tornare a svolgere dell’attività sportiva necessiterà di un percorso più lungo volto a migliorare ulteriormente le performance neuromotorie. (3, 4)
Indicativamente persone più giovani e con un intervento di protesi monocompartimentale raggiungono alcuni obiettivi, come fare le scale, guidare e camminare per 1km in tempistiche più brevi, mentre chi è più anziano o meno attivo, potrebbe vedere allungarsi i tempi di ricovero e di recupero.
In riferimento al cammino, si può stimare in media un uso delle stampelle che va dai 15 ai 45 giorni, a seconda delle indicazioni ortopediche e a seconda di quanto tempo impiega la gamba ad “accettare” il carico e garantire una buona stabilità anche senza ausili.
È infatti sconsigliato abbandonare le stampelle quando ancora siano presenti zoppia, instabilità e tendenza ad evitare l’appoggio sull’arto operato.
La ripresa della guida avviene solitamente entro le 6 settimane (nel 78% dei casi), più precisamente dopo 4-6 settimane nel caso della protesi parziale e dopo 6-10 settimane in quella totale, ma è sempre bene confrontarsi prima col proprio ortopedico ed il proprio fisioterapista. (5)
Quali sono le possibili complicanze dopo l’intervento di protesi di ginocchio?
Come già accennato, nelle primissime fasi post-operatorie i rischi saranno più di natura clinica: infezione, necessità di trasfusioni di sangue, eventi vascolari, complicanze legate alla ferita chirurgica (1). La probabilità di incorrere in una complicanza post operatoria, anche di lievissima entità, è comunque bassa (5% per le protesi monocompartimentali e 8% per le artroprotesi totali) e l’equipe medica fornirà indicazioni per ridurla il più possibile.
Nel primo periodo è normale che il ginocchio risulti particolarmente gonfio, che si percepisca una forte rigidità e che la gamba possa risultare “violacea” a causa dell’ematoma che nei giorni potrebbe farsi più evidente.
Nelle fasi più avanzate le complicanze sono principalmente due: il dolore persistente e la rigidità cioè quando il ginocchio – nonostante il passare delle settimane – stenta a recuperare la mobilità in flessione e in estensione.
Protesi al ginocchio e dolore: è normale?
Il dolore è un aspetto cruciale in molte persone dopo la protesizzazione del ginocchio e può portare spesso a forte disagio ed evitamento di attività motorie e anche sociali. Per prevenire l’instaurarsi di un circolo vizioso di dolore, paura del movimento e sedentarietà è bene fornire le giuste indicazioni e programmare un ottimo lavoro di equipe, valutando anche l’utilizzo di strategie farmacologiche o conservative per modulare il dolore quando questo si fa intenso.
Provare dolore dopo la protesi è normale ed è giusto sapere che sensazioni di presenza di un elemento estraneo e difficoltà in alcuni movimenti, come alzarsi da sedute basse o piegare completamente il ginocchio, possono persistere per periodi piuttosto lunghi (si parla di almeno 6 mesi post intervento).
Il dolore d’altro canto non equivale a un danno alla protesi o ad un intervento mal riuscito e, anche in presenza di un po’ di dolore, si può muovere il ginocchio e stimolare il corpo a conoscere e “accettare” la nuova struttura. In risposta si acquisirà sempre più fiducia nei movimenti quotidiani. La fisioterapia e gli esercizi domestici saranno quindi una parte integrante del percorso post operatorio di ogni persona. Con la guida del terapista in particolare, si potrà modulare l’attività riabilitativa sulla base della risposta dell’articolazione alle attività quotidiane.
Ginocchio “bloccato”: rigidità e possibili cause
Normalmente il recupero della mobilità è graduale e all’inizio è reso difficoltoso da dolore, gonfiore e inibizione muscolare tipica del post intervento. Grazie anche a strategie che favoriscano la riduzione del gonfiore, al trattamento della cicatrice e agli esercizi proposti dal fisioterapista per muovere quotidianamente il ginocchio (anche più volte al giorno – la costanza ripaga!) sarà possibile piegarlo sempre più e in modo più “fluido”.
Se invece il ginocchio dopo 1 mese e mezzo stenta a superare i 90°-95° di flessione e non si estende completamente, è bene interrogarsi su quali possano essere i fattori contribuenti. Contratture di alcuni gruppi muscolari, inibizione del muscolo quadricipite, possibile fibrosi, eccessiva sedentarietà e scarso uso dei movimenti del ginocchio durante la quotidianità, sono alcune delle cause che possono portare a rigidità articolare. (6)
Di solito le strategie per lavorare sulla rigidità sono conservative, soprattutto quando intercettata precocemente, ma in caso di rigidità particolarmente ostinate è bene effettuare una visita di controllo col proprio ortopedico.
Speriamo di esserti stati utili e di essere riusciti a fornire una panoramica sull’intervento e soprattutto sul recupero. Ci trovi in via Pordenone 58 presso lo studio “Fisiometric”, possiamo accompagnarti nel percorso di recupero e condividere assieme a te difficoltà, dubbi e traguardi in un percorso così importante.
Bibliografia:
- Varacallo M, Luo TD, Mabrouk A, et al. Total Knee Arthroplasty Techniques. [Updated 2024 May 6]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2024
- Kleeblad, Laura & Zuiderbaan, Hendrik & Hooper, Gary & Pearle, Andrew. (2017). Unicompartmental knee arthroplasty: state of the art. Journal of ISAKOS: Joint Disorders & Orthopaedic Sports Medicine. 2. 97-107.
- Sattler L, Hing W, Vertullo C. Changes to rehabilitation after total knee replacement. Aust J Gen Pract. 2020
- Mistry JB, Elmallah RD, Bhave A, Chughtai M, Cherian JJ, McGinn T, Harwin SF, Mont MA. Rehabilitative Guidelines after Total Knee Arthroplasty: A Review. J Knee Surg. 2016
- Ellanti P, Raval P, Harrington P. Return to driving after total knee arthroplasty. Acta Orthop Traumatol Turc. 2015;49(6):593-6. doi: 10.3944/AOTT.2015.14.0307. PMID: 26511684.
- Cheuy VA, Foran JRH, Paxton RJ, Bade MJ, Zeni JA, Stevens-Lapsley JE. Arthrofibrosis Associated With Total Knee Arthroplasty. J Arthroplasty. 2017