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Frattura di spalla: chirurgia ortopedica, trattamenti conservativi… E poi?

Il complesso della spalla è il più mobile del nostro corpo e ci consente una grandissima libertà di movimento garantita dall’azione in concerto di quattro articolazioni, tra cui quella che nel gergo comune viene chiamata spalla, ovvero la gleno-omerale. Quando si parla di frattura di spalla spesso si fa riferimento alle fratture prossimali di omero (l’osso del braccio), questa si verifica quando si perde la continuità ossea nella sua parte più vicina alla scapola.

Queste fratture si verificano perlopiù nella persona anziana, durante cadute accidentali e in presenza di una scarsa qualità ossea, ad esempio se la persona è affetta da osteoporosi. Nei giovani invece sono causate principalmente da traumi ad alto impatto, come incidenti o traumi sportivi (1).

Frattura di spalla: classificazione e introduzione

Le fratture prossimali di omero rappresentano il 4-10% di tutte le fratture in base alla popolazione presa in esame, sono la settima frattura più frequente (1) e la terza frattura più frequente nella popolazione anziana, dopo le fratture dell’anca e le fratture del polso (2). L’incidenza delle fratture prossimali di omero aumenta infatti con l’aumentare dell’età: più del 70% di queste fratture si verifica dopo i 60 anni.

Esistono più classificazioni per questo tipo di fratture, le più utilizzate le suddividono sulla base del numero di frammenti ossei, sulla localizzazione della frattura e se è presente o meno scomposizione della frattura (3, 4).

La distinzione fondamentale per capire il decorso e le scelte chirurgiche è riconducibile soprattutto alla presenza o meno di “spostamento” dei frammenti ossei. Nella frattura composta di spalla le due parti che hanno perso la loro continuità rimangono in sede senza spostarsi, invece nella frattura scomposta si assiste anche a uno spostamento di uno o più porzioni dell’osso interessato.

Quest’ultima è più grave ed è da sola un’indicazione a intervenire con la chirurgia, mentre nella tipologia composta in molti casi si procede a immobilizzare la spalla nella corretta posizione per garantire la normale guarigione ossea, senza ricorrere all’intervento.

Chirurgia per la frattura di spalla

La necessità di intervenire chirurgicamente su questo tipo di fratture è un tema che è stato molto indagato nell’ultimo decennio. Sempre più evidenze scientifiche sono concordi nell’affermare che nel caso di fratture con minima scomposizione o composte, la prima linea di intervento dovrebbe essere il trattamento conservativo (5,6,7,8).

Trattamento conservativo che prevede l’immobilizzazione dell’arto fratturato per un periodo di 3-4 settimane. L’immobilizzazione avviene per mezzo di un tutore reggi braccio che offre la possibilità di mantenere l’arto superiore vicino al corpo (9).

Nell’eventualità di fratture che coinvolgono le superfici articolari della spalla, fratture con associata lussazione dell’omero e fratture di alcune particolari porzioni dell’omero la scelta del trattamento sarà probabilmente chirurgica (10).

Sulla base di età, comorbidità, richieste funzionali, tipo di frattura, qualità dell’osso e preferenze della persona, il chirurgo potrà infatti effettuare una scelta di trattamento condivisa con la persona (8,10).

Le tipologie di intervento chirurgico hanno un comune obiettivo: la riduzione anatomica della frattura. Scopo principale di ogni intervento è far sì che l’osso fratturato si “saldi” con una geometria quanto più possibile simile a quella precedente la frattura.

Questo obiettivo può essere raggiunto dal chirurgo grazie a diverse tipologie di mezzi di sintesi. Placche e viti associate eventualmente a tiranti possono essere la scelta nei giovani, mentre nella persona più in là con gli anni, chiodi endomidollari o protesi di spalla (link a futuro articolo sulla protesi di spalla) potrebbero essere la strategia migliore (8,10,11,12).

Immagine che illustra le principali soluzioni di intervento in esiti di frattura di spalla. Tratta da Orthogeriatrics: The Management of Older Patients with Fragility Fractures [Internet]. 2nd edition. Falaschi P, Marsh D, editors. Cham (CH): Springer; 2021.

E se mi opero che succede dopo?

Nel caso in cui fosse stato necessario eseguire un intervento chirurgico, farà seguito un periodo di immobilizzazione dell’arto superiore con tutori simili a quelli per il trattamento conservativo nei casi più semplici e frequenti, o tutori più complessi nel caso di particolari interventi (8,9,10).

E’ comunque possibile muovere parzialmente il gomito e mantenere la piena mobilità di mano e dita è uno dei primi obiettivi; muovere spesso le parti libere del braccio è fondamentale per ridurre il gonfiore e la perdita muscolare legata all’immobilità.

Dopo l’intervento è tipico avere dolore, spesso anche in tutto il braccio o al collo; non bisogna preoccuparsi in caso di gonfiore e leggero intorpidimento. Sono sintomi normali che pian piano regrediranno.

Frattura di spalla: il ruolo della fisioterapia e I tempi di recupero

A seguito di una frattura di spalla è sempre indicata una fase di fisioterapia. Inizialmente il nostro intervento è orientato alla gestione dei sintomi associati alla frattura di spalla ed al periodo di immobilità, come gonfiore e rigidità. È nostra cura fornire educazione e utili indicazioni per la gestione del braccio e del tutore.

Difatti sia nel caso in cui sia stata intrapresa la strada della chirurgia, sia nel caso la frattura sia stata trattata in modo conservativo, è solitamente indicato un periodo di 3 – 4 settimane di immobilizzazione con tutore per tenere il braccio a riposo (8,9).

Quando possibile e in collaborazione con la figura del chirurgo ortopedico, iniziamo la fisioterapia precocemente con l’obiettivo di fornire già nelle prime settimane post – operatorie un miglior controllo del dolore e del recupero del movimento, preservando naturalmente l’intervento chirurgico e la stabilità della frattura (13, 14, 15). Nel resto della giornata è necessario seguire le indicazioni dell’ortopedico e del fisioterapista per evitare di rallentare o inficiare la guarigione ossea.

Quando possibile procediamo allo svezzamento dal tutore che non deve avvenire in modo brusco. Nonostante l’ortopedico possa confermare per mezzo delle radiografie di controllo che l’osso stia guarendo bene, bisogna ricordare che la guarigione ossea è un processo lungo e per alcuni mesi il braccio sarà meno forte, mobile e sicuro.

Gradualmente portiamo la persona a riacquistare la forza e la mobilità che occorrono per tornare al proprio sport o al giardinaggio, personalizzando sempre l’intervento fisioterapico per ottenere il miglior risultato possibile.

Un altro ambito di azione della fisioterapia è rivolto alla prevenzione di questo tipo di fratture nell’anziano con un lavoro mirato alla prevenzione delle cadute.

Quale e quanta fisioterapia fare dopo una frattura di spalla?

Di solito la fase di riabilitazione dura da 1 a 4 mesi nei casi più complessi ed è sempre accompagnata da esercizi eseguiti con il fisioterapista e in autonomia a casa. Fondiamo il nostro lavoro sulla valutazione iniziale e sul raggiungimento di obiettivi condivisi con la persona anche sulla base del tipo di intervento chirurgico (16, 17).

Speriamo di essere riusciti a fare un po’ di chiarezza su questo tipo di fratture e i relativi trattamenti e se hai subito una frattura di spalla contattaci oggi per fissare un primo appuntamento di valutazione. Ci trovi a Udine in Via Pordenone 58 e puoi chiamarci se desideri avere informazioni.

Bibliografia:

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